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venerdì 30 marzo 2012

CLERKS - Episodio VI

La ragazza si avvicina al bancone con aria curiosa, ma determinata, mentre la commessa è assorta nei suoi discorsi telefonici con la collega dell'ufficio. "Scusi, posso chiedere?" dice la ragazza dopo qualche istante di impazienza. "Non vede che sono occupata?" risponde la commessa, scocciata per l'interruzione. "Cara, ti richiamo più tardi che c'é gente...si...si certo...a dopo, ciá." E girandosi: "Mi dica, prego."
"Salve, vorrei sapere se avete degli iPod per la musica che..."
"Di la, in vetrina trova iPod e altri lettori mp3." "Si ho visto, ma a me serviva uno subacqueo." Alla richiesta, la commessa trasale come intimorita.
"Li abbiamo finiti signora, mi dispiace, arrivederci." Concluse con un sorriso di circostanza, prima di riprendere in mano il telefono. La ragazza, non contenta, ferma il primo commesso libero per rifare la domanda. L'uomo alquanto stupito dalla richiesta, punta sulla simpatia per colpire l'avvenente cliente: "Signora, si vuole fare il bagno a ritmo di musica?!Ah ah ah." Senza scomporsi, la giovane apostrofa il commesso: "Quando smette di fare lo spiritoso mi chiama un collega più competente?"
"Ammazza! Hai mangiato yogurt scaduto, cara?"
"Forse, se smettessi di drogarti, capiresti che sei simpatico come una foglia di fico d'india sui glutei." "Confermo: yogurt andato a male!" dice il commesso, allontanandosi con la coda tra le gambe. Intravedendo tra gli scaffali un altro commesso, la giovane si avvicina e riformula la domanda. L'occhialuto commesso le risponde: "Signova, venga con me: le faccio vedeve tutti i modelli che abbiamo. Allova: c'è questo vesistente agli schizzi di pioggia e al sudove; questo invece vegista anche la voce e poi la potete scavicave sul computev; questo qui invece..."
"Ma subacquei ne avete?" lo interrompe esasperata. 
"No, signova, ma sicuvamente pev le sue esigenze c'è il modello NZW350 con funzione Zippev che le pevmette di...signova, ma se ne va? Signova?!"
"Lascia perdere, si vedeva che era uno di quei clienti tutti strani che ti fanno solo perdere tempo." Lo conforta il collega. "Pensa che poco fa a me a chiesto una cosa incredibile: un iPod subacqueo!"
"Anche a me, infatti le ho fatto vedeve questo modello che ha un sistema..."
"Oddio: ricomincia! Frà ma come si spegne questo qui?"
"... mentve il modello NZW appovta delle modifiche eccezionali al sistema di vicevca del modello pvecedente..."
"Guarda che non c'è nessun cliente. Con chi stai parlando?!"
"Sto vipetendo! Puó essere utile anche per te sai. In caso qualcuno ti chieda cosa sia la funzione Zippev, tu sapvai dive che pavtendo dal modello..."
"Stop. Mi arrendo, ok? Se ti offro un caffè la finisci di parlare?"
"Tecnicamente potvei continuave ad elencavti le cavattevistiche dei lettovi mp3 con funzione Zippev, oltve al fatto che la caffeina appovtevebbe una cavica tale da accelevave le funzioni..."
Ma parla da solo, il giovane ed occhialuto commesso, mentre il collega si dirige sconfortato verso il distributore del caffé. 
Intanto, nell'area caffé, ci si scambia consigli sulle vendite. "Tu gli devi dire così: <<Signora il prezzo è questo, altrimenti per me può rimanere sullo scaffale>>. Senza fare troppe questioni. Tanto, se li fai parlare con Rocco, che é il titolare e potrebbe fare tutti gli sconti che vuole, gli dice la stessa cosa."
"Ma così non perdi i clienti? Dovremmo andargli incontro."
"Ma che dici?! Il cliente non se la sente, non si offende. La signora prova a chiederti lo sconto, ma lo sa che non gli esce niente."
"Ma se mi dicono che hanno visto lo stesso prodotto ad un prezzo più basso?"
"Gli devi dire: <<Signora, andate a comprarlo dove lo avete visto!>> Così la signora Scassaballe non torna più."
"Ma perché ogni volta che parli dei clienti, ti riferisci a donne?"
"Perchè i clienti più scassaballe sono donne! Sempre a chiedere sconti, sempre a fare le puntigliose... poi toccano i prodotti, vogliono vedere gli accessori... ed i colori non gli piacciono mai: vorrebbero sempre un colore diverso che non c'è. Poi, la gnura è abituata che tratta sul prezzo al mercatino e pensa che vada così anche qua. Il cliente è una brutta bestia, e le signore sono il peggio del peggio."
"Noto un po' di misoginia nelle tue parole."
"Senti, a me sta cosa non l'ha mai detta nessuno! Ora mi informo e se è una brutta parola, torno e ti scassu a carcagnati."
"Ma no, aspetta! Vuol dire che..." Intanto da dietro arriva una voce: "Scusate capo, avete stampanti senza fili?"
"Certo, abbiamo una bella stampante wifi in offerta: basta che la collegate alla presa elettrica e..."
"Ah, no! Vi ho detto senza fili. Io la voglio portare in giro, dove mi serve fare fotocopie, stampe... tipo a batteria, ricaricabile magari. Sono sicuro che i cinesi l'hanno già inventata. Pure i giapponesi...sicuramente. Quelle sono le grandi potenza mondiali, sono avanti."
"Si certo, i cinesi ce l'hanno. Si-si, eh come no! Ecco, Provate al negozio dei cinesi."
"No, non penso: loro certe novità tecnologiche non le espatriano. Vabbhé continuo a dare una guardata. Vi sto salutando."

mercoledì 29 giugno 2011

CLERKS - Episodio II

“Non si fa così, non si fa proprio così!" Gridò il vecchietto rubicondo alla cassiera. Era entrato a passo svelto, agitando il bastone che teneva in mano, sostenuto dalla collera. Era visibilmente arrabbiato e puntava alla cassa, lasciando basiti i clienti e i commessi. La cassiera accusata, si alzò dalla sedia e cercò di parlare, per chiedere spiegazioni, per aver un chiarimento, ma fu inutile.
“Non ci si comporta così, io sono anziano, voi dovete avere rispetto. Si, si lo so! Ma non mi interessa, avete capito?! Ho aspettato fino ad ora e non è venuto nessuno. Sono stato in balcone a prendere aria - lo sapete che vuol dire stare in balcone alla mia età?!- e non è venuto nessuno. E nemmeno avete telefonato!"
Raggiunta la cassa, si appoggiò ansante al box guardando la cassiera, battendo il bastone a terra per sottolineare le frasi e richiamare l'attenzione.
Il responsabile del negozio, Mario, uscì da suo ufficio, richiamato dal vociare, e si avvicinò al vecchietto determinato.
Questi intanto continuava ad inveire con frasi fatte del tipo “non c'è più rispetto", “il cliente ha sempre ragione", “ai miei tempi...", boccheggiando di tanto in tanto.
“Ma tu guarda questo! Ha deciso di sclerare qua sta mattina!" pensò Mario guardando l'anziano e facendo un gesto d'intesa alla cassiera.
“Saaaalve, la posso aiutare?" disse Mario con voce sostenuta per attirare il cliente adirato.
Il vecchietto si girò, lo guardò da capo a piedi più volte, lasciando tutti in un trepidante silenzio.
“Non si fa così, Lo sa lei?!" ricominciò il vegliardo “Non ci si comporta così! Io sono anziano, voi dovete avere rispetto. Ah! Non mi interessa quello che dice, sa?! No, per niente! Ho aspettato fino ad ora, sa?! E non è venuto nessuno. Sono stato in balcone a prendere aria - lo sa che vuol dire stare in balcone alla mia età? - e non è venuto nessuno. E nemmeno avete telefonato! Potrei essere tuo nonno: lo rispetti a tuo nonno tu?! Eh?"
Stordito dalla valanga di parole, Mario scosse la testa per riprendersi e mettere in chiaro le idee.
“Allora, si calmi un po' e mi spieghi che cosa è successo."
“Non mi calmo un bel niente! Sono stato in balcone io, a prendere freddo. E voi non siete venuti. Non avete nemmeno chiamato. Io ho chiamato e mi ha risposto una signorina che mi diceva “il numero che avete chiamato non esiste, provate a controllare". Ma benedetto signore, se io ti chiamo e tu mi rispondi com'è possibile che il numero non esiste? Che poi secondo me è una che fa scherzi: ieri ho chiamato a mio figlio sul telefonino e mi ha risposto sempre questa qua e mi ha detto “il cliente chiamato non è raggiungibile, chiamate più tardi”. Boh, che vuol dire che non è raggiungibile? E quantu veloci vai me fijjiu? Però io le ho detto di avvertirlo che avevo chiamato, quando lo raggiungeva. E invece non gli ha detto niente! Non c'è rispetto, non c'è!"
Sbigottito al sentire queste parole, Mario trattenne una risata e, capendo la situazione, prese il vecchietto a braccetto e lo allontanò dalla cassa dicendo: “Ma si, sapete, è gente scostumata, non capisce. Venite con me su.” Fece dei segni alla cassiera, come ad intendere di continuare a lavorare e si spostò verso il suo ufficio. Fece accomodare il cliente che nel frattempo si era calmato sentitosi compreso, avendo ottenuto l’attenzione che cercava.
“Allura, cuntatimi chi succediu!” disse Mario, parlando in dialetto per avere un tono più confidenziale.
“Vi stavo aspettando, mi avete detto che sareste venuti in mattinata, ma sono le quattro del pomeriggio, Benedetto il Signore! E ancora non si vede nessuno!"
“Ma a chi aspettavate? E soprattutto: cosa aspettavate?" incalzò Mario insospettendosi.
“Ma come chi? VOI! Aspettavo che mi portaste il frigorifero che ho comprato ieri!" rispose il vecchio con un tono che manifestava una chiara irritazione di fronte ad un evento che avrebbe dovuto essere ovvio.
“Frigorifero? Ma qui non vendiamo frigoriferi. Questo è un negozio di abbigliamento!" disse Mario incredulo e al contempo divertito.
“E vabbhò fijju, ma tanto ca siti tutti cu nu patruni, o supra o sutta è tutta a stessa cosa!” continuò il vecchietto ancora più stizzito.
“Aaah! Quindi lei pensa che i 57 negozi del centro commerciali siano tutti dello stesso proprietario e che io sia a conoscenza della consegna del frigorifero, anche se lavoro in un negozio di abbigliamento." Riassunse Mario. Si alzò sorridendo, prese il cliente per un braccio e lo aiutò ad alzarsi. Poi senza aggiungere altro, lo accompagnò nel negozio di elettrodomestici del centro commerciale e lo lasciò alle casse, sorridendo e salutando un gesto della mano. Tornato in negozio raccontò l'accaduto ai colleghi e ai clienti curiosi che avevano visto la scena, provocando le risate di tutti. Ricordando dolcemente all'ingenuo vecchietto, pensò: “Starà facendo la stessa scenata pure la?" e con questo dubbio, ritornò al lavoro.

mercoledì 15 giugno 2011

CLERKS - Episodio I

Sandro si avvicinò al responsabile del negozio con fare minaccioso. Era rosso di rabbia e il suo respiro pesante e rumoroso accompagnava i passi lenti che lo dividevano dalla sua preda. Era un leone ferito e niente lo avrebbe fermato.
La stecca di legno che teneva rigidamente, puntava il pavimento e vibrava: da li a poco si sarebbe spaccata in mille schegge di tenero abete. La distanza era sempre minore.
Mentre una signora di mezz’età un po’ svampita si allontanava dal responsabile, ancora di spalle rispetto a Sandro, la sbarra di legno si sollevo lenta e inesorabile. L’ora era giunta.
Erano mesi che sognava quel momento, detestava quell’uomo per la sua incoerenza, per la sua ipocrisia, per la sua vanagloria e per avergli fatto fare l’ennesima figura di merda davanti ai superiori. Basta, era stanco.
Rocco, il responsabile del punto vendita, si stava girando col suo solito sorriso ebete stampato sulla faccia da scimmia. La mascella prominente e gli occhi piccoli esprimevano la sua ottusagine, i capelli radi e unti dal gel formavano una grottesca parodia di un ciuffo Pompadour.
Era contento, aveva appena chiuso una vendita incredibile: la cliente voleva una lavatrice economica e lui l’aveva convinta a prendere una lavasciuga su cui aveva un ricarico del 40%: la “Capa” sarebbe stata entusiasta di lui.
E mentre gongolava pensando agli elogi, fantasticando su eventuali ricompense “in natura” della titolare, vide una saetta ocra dirigersi velocemente verso il suo volto neandertaliano. Non ebbe il tempo nemmeno di alzare le mani che lo scontro era avvenuto.
Sandro teneva la stecca con tutte e due le mani. L’impatto disastroso l’aveva sbilanciato, ma non era caduto. Fissava Rocco, prono, privo di sensi, sul pavimento chiaro del negozio. Il respiro si faceva più affannoso, il legno, ormai spezzato e pieno di schegge, tremava ferocemente in attesa del secondo colpo.
Ed arrivò presto. Alla schiena, senza rifletterci. Sandro lanciò quel che restava della bacchetta di abete sulla grossa schiena lardosa che aveva davanti e poi cominciò a prendere a calci nei fianchi e sulla gambe il corpo intontito.
Rocco si riprese lentamente e si girò mentre il sangue sgorgava dalla guancia glabra, ora coperta di schegge. E mentre incassava i colpi di Sandro, sempre più veloci e forti, si coprì il volto è disse con voce stentorea:
“Ragazzo, ma questa lavatrice è in offerta? Ehi, ragazzo lo fate lo sconto?!?!”
“Eeeeeeh? Ma che…?” rispose Sandro, incredulo e frastornato. Che era successo? Dov’era Rocco, il sangue, le schegge…? E che ci faceva là quella vecchietta incartapecorita, col tuppo, vestita a lutto e con una borsa di ecopelle che ci starebbe dentro un maremmano? Ma che cazzo stava succedendo?!

Dopo qualche istante di smarrimento si rese conto di aver sognato ad occhi aperti, Rocco era davanti a lui, ad una decina di metri, e stava andando nel suo ufficio, col solito sorriso ebete, senza sangue ne schegge… nemmeno una!
“Ma stai dormendo? ‘Nciu dicu a Roccu! M’avi a fari u scontu!” Incalzò la vecchietta con temperamento da sergente dei Marines.
“Ehm si…si è in offerta signora. C’è nel volantino.” Rispose Sandro, cercando di prendere tempo, sfogliando un depliant delle offerte della settimana.
Si sentiva uno stupido, un perfetto idiota! Si era sognato tutto, da sveglio, in mezzo al negozio. Chissà che hanno pensato i clienti guardandolo? Quel bastardo di Rocco avrebbe pagato anche questo.

Il rientro a casa fu un sollievo. Uscire da quel negozio di elettrodomestici, dopo una mattinata passata a scaricare merce, assistere clienti ignoranti e fastidiosi e, soprattutto, a sopportare Rocco, era una liberazione. Ma in realtà era solo l’ora d’aria. La pausa pranzo durava solo 2 ore, e non c’era tempo di riprendersi. “Speriamo che il pomeriggio passi velocemente” pensò entrando in casa e salutando la madre.

“Com’è andata oggi?” chiese la madre dopo qualche minuto di silenzio, durante il pranzo. Sandro raccontava sempre qualche richiesta assurda dei clienti o qualche situazione strana, spesso riferita all’inettitudine dei superiori.
“Lasciamo stare, sembra che oggi i pazzi si siano riuniti all’Ipercasa. Pensa che uno oggi mi ha chiesto se avevo una presa a scatti!” disse con aria rassegnata e stanca. L’Ipercasa era il centro commerciale dove lavorava, al reparto elettrodomestici.
“Presa a scatti?! E che è?” chiese la madre divertita e incuriosita.
Sandro sorrise finalmente, e prese e sfogarsi. La madre aveva raggiunto il suo scopo facilmente quel giorno.
“Niente… arriva sto tipo con l’aria da disperso tipo sbarcato ora sulla Terra. Si avvicina e mi chiede se avevo una “presa a scatti”. Non riuscivo a capire che voleva: presa starter, cavetto televisivo, cosa per collegare il sat. L’ha chiamato in tutti i modi. Vai a capire che è sto “sat”!” disse con tono sempre più eccitato. Gli piaceva raccontare questi eventi mettendoci una nota di ironia, rendendoli grotteschi a volte per suscitare più interesse.
“Fattostà che alla fine ho capito che era ‘sta fantomatica “presa starer”: era un cavetto SCART, un semplicissimo cavo scart, capisci?” chiarì tra un boccone di pasta e un sorso d’acqua.
“Poi è arrivato uno più tecnologico, più aggiornato. Questo qua voleva una “porta accaddì”!” continuò con un tono che sembrava dire: ma ti rendi conto che richieste? Ed aggiunse: “Non mi ha chiesto un cavo HDMI, sarebbe troppo difficile, no. Mi ha chiesto una porta accaddì.”
Lasciò la madre ridere per qualche minuto, finendo di mangiare i suoi rigatoni alla norma, raccogliendo la salsa di pomodoro rimasto con una fetta di pane. “Non si può sprecare un sugo così buono” pensò.
“Poi è arrivata una signora, una zitellona di mezz’età, che voleva un computer. Arriva, comincia a dire che non ne capisce niente, che vuole un consiglio, che gli dobbiamo installare i programmi, tutta con aria fashion e provocante. Mi scappavano le risate solo a sentirla parlare. Bhe gli propongo un notebook Toshiba e questa mi risponde <<Ma perché Toschibba fa pure computer?>> Ti rendi conto? E poi comincia ad elogiare Acer solo perché ce l’ha sua nipote. Che me lo pronuncia “Toschibba” e non “Tosciba” vabbhè è un classico ormai.”
La madre di Sandro aveva mollato la forchetta e teneva il bicchiere in mano ma non riusciva a bere per le risate, immaginando le scene che le stava raccontando.
“Si, mica è finita qui” incalzò Sandro “questa doveva fare una finanziaria e quando ho chiamato Rocco per inserirla, lo guardava con aria maliziosa e ammiccava, si passava la lingua sulle labbra così” imitò il gesto con palese esagerazione per suscitare ancora più ilarità “e poi gli fa: <<ci imboschiamo nel suo ufficio, caro? La inseriamo qua la pratica?>> Ma ti rendi conto?” disse scoppiando in una sonora risata, accompagnando quella della madre che era quasi con le lacrime, mentre ancora l’acqua del bicchiere era in attesa di essere bevuta.
“Ma la più bella di tutte è successa quando sono arrivato a lavoro. Ero ancora al telefono con Nina, stavo parcheggiando vicino al negozio. Tiro il freno a mano, saluto Nina e stacco l’auricolare. Mi giro per aprire lo sportello e mi vedo un nasone schiacciato contro il finestrino. Ho fatto un salto che non hai idea!” Mimando un sussulto da spavento, ridendo a quel pensiero.
“E sto tizio mi guardava e mica si spostava? Ho dovuto aprire il finestrino per dirgli se mi faceva scendere, e invece di spostarsi si è messo con la testa dentro la macchina. Poi mi ha messo in mano una busta tutta sgualcita, puzzolente e pure sporca di mollica di pane – spero fosse mollica di pane – e mi fa << me lo dovete cambiare, siete degli imbroglioni, non vegnu chiù ca ‘nti vui>>” imitando il cliente, ingrugnandosi e sfoderando una voce gutturale e un tipico accento dei paesi Aspromontani.
“Al che mi dico di calmarsi, che ancora il negozio è chiuso e che tra qualche minuto apriamo. Gli torno la busta, schifato, e apro lo sportello. Pensi che si spostava? Niente, l’ho dovuto quasi spingere. E poi mi inseguiva, e mi fa: <<E perché ora non me lo puoi cambiare?>>. Tu lo sai che quando mi fanno incazzare prima che mi sveglio completamente poi sono intrattabile. Mi sono girato e gli ho chiesto che lavoro facesse. Questo mi dice che è un allevatore e vende ricotte e formaggi. E io subito gli ho risposto: << E vendetemi ‘na pezzotta di pecurinu, ora! Subito!>>” gesticolando come aveva  fatto la mattina, puntando il medio verso il basso, intimando impazienza.
“Oh, ma’! E’ rimasto di merda! Poi mi dice: <<Eh ma ora non posso!>> e io gli rispondo <<E manco io, arrivederci>>. Sono entrato nel negozio, che c’erano ancora le serrande mezze abbassate e l’ho lasciato la.
Poi quando hanno alzato le serrande questo è entrato ed è andato dritto da Peppe, quando mi ha visto ha cambiato strada. Poi Peppe mi ha detto che aveva una zanzariera elettrica nella busta e pensava che fosse una “stufa endogena” – non alogena, non confondiamoci - ,  che non riscaldava e quindi era rotta.”
Il pranzo continuò così, tra i racconti di Sandro, le risate della madre, il sottofondo del TG2, sotto gli occhi incantati di Fuffi, il loro persiano, che aspettava silenzioso il suo pasto.